mercoledì, giugno 01, 2005

It's a paradise, man!

Riporto integralmente l'editoriale di Alessandro Robecchi pubblicato sul Manifesto (aaarrrrggghhh comunisti!!!!) del 28 maggio scorso senza commenti, sarebbero superflui.

Italia paradise

ALESSANDRO ROBECCHI

Il sole, il mare, la bella Brianza, i playboy che mandano sms alle ragazze (dieci al giorno, a più ragazze). Il paese più bello del mondo. La gioia. La ricchezza. Abbiamo il telefonino, abbiamo la macchina e la casa in proprietà. Cumpa', e chi ci ammazza a noi!? Oplà! L'ultimo modello di Silvio disponibile sul mercato, un Big Jim con la camicia hawayana e le infradito coi brillanti. Potete buttare il modello «pensoso statista», che ormai è vecchio di due settimane, e lui si è già stancato. Ma questa volta, forse per la prima volta, Silvio assomiglia veramente a qualcuno. Per la precisione somiglia a quel tipo finto-svagato che si incontra su ogni spiaggia bella del mondo, in paesi poverissimi e lontani. L'indigeno furbetto e paraculo che dice in continuazione: It's a paradise, man! E' un paradiso, ah, come si sta bene... e poi ti chiede un dollaro. Ecco il Silvio del momento, la nuova versione, accessoriata di nuove rutilanti cazzate. Non per sminuire Tony Blair che assisteva alla scenetta, ma per un momento si è pensato che Silvio gli vendesse il Colosseo, o la fontana di Trevi, o che più modestamente gli allungasse il numero di una ragazza. Naturalmente non passa giorno che qualcuno non dica che la nostra economia fa schifo e compassione. L'Europa, l'Istat, la Confindustria, lo stesso ministero del Tesoro, i principali indicatori economici, quelli degli investimenti, quelli della ricerca, si fatica a trovare un numero che non dica che abbiamo le pezze al culo. Ma al nuovo Silvio Tropical questo non interessa... It's a paradise man! Guarda qui che sciccheria, guadagnare si guadagna, benessere e gioia, e anche - non per vantarsi - ma si scopa parecchio (oltre al sole, oltre al mare e ai monumenti, francamente in quanto a raffinatezza non ci fotte nessuno).

Poi, lo straniero ricco prende l'aereo e torna a Londra. L'indigeno con la camicia hawayana e le infradito passa ad altri affari. Viene fuori (grazie al giornale comunista della Confindustria) che gli spot della presidenza del consiglio finiscono quasi tutti sulle reti del presidente del consiglio. Silvio Tropical fa spallucce, non sa, non conosce le cifre. E' un po' come dicesse: sapete, i tempi sono duri per tutti, c'è grande crisi, l'economia non tira, bisogna arrangiarsi. Che c'è di male a fare i soldi con qualche trucchetto? Che male c'è se chi paga con soldi pubblici è lo stesso che incassa? E soprattutto, che male c'è se tutti quanti, quello che paga, quello che incassa e quello che se la ride che siamo ricchi è sempre lui, Silvio?

Ora del tramonto, sulla nostra spiaggia bellissima, in questo Bengodi, c'è ancora qualche turista. L'indigeno torna verso la sua baracchetta con le sue infradito, la sua camicia hawayana e la certezza di aver fatto anche oggi qualcosa per sbarcare il suo personale lunario. Gioia, benessere. It's a paradise, man!

:/ Aigor

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"Dei barbari afferrano questo cane, che supera tanto l'uomo in amicizia; lo inchiodano su una tavola, e lo sezionano vivo... Rispondimi, meccanicista, la natura ha forse sistemato tutte le molle del sentimento in quest'animale perche' non senta?" (Voltaire)
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